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L’economia iraniana è un’economia in continua lotta per la ripresa, ferita, in primo luogo, dalla guerra con l’Iraq di Saddam, durata ben otto anni, e poi dall’ embargo imposto dagli Stati Uniti nel 1995 , embargo in parte ignorato da molte società europee, asiatiche e mediorientali che intendono comunque trarre vantaggio dalle risorse, soprattutto energetiche, del Paese.
La ripresa economica, dunque, deve fare continuamente i conti con un mercato poco libero, ma incredibilmente ricco e invitante, fatto di giacimenti petroliferi , prodotti chimici , gasdotti , tappeti , pistacchi, zafferano  e caviale del Mar Caspio.

Nell’ordine, è proprio il petrolio, l’ oro nero , a fare dell’Iran uno dei principali paesi esportatori al mondo, e la partita energetica non si limita, a quanto pare, solo al petrolio, ma conduce il gioco con gli oltre venti bilioni di metri cubici di gas che, da un lato, garantiscono riserve a sufficienza per il Paese, e dall’altro, legano col doppio filo l’Iran a numerosi Paesi esteri (soprattutto alla Turchia e ai Paesi dell’Asia Centrale), che qui allacciano i loro gasdotti, rendendo strategica la ricchezza naturale persiana.
A tutto ciò vanno aggiunte le estrazioni di acciaio e rame , le industrie del cemento e quelle petrolchimiche , appunto.
Le cospicue entrate provenienti dall’industria petrolifera furono all’origine del rapido decollo dell’economia iraniana nel corso degli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Dopo la Rivoluzione Islamica, tuttavia, l’afflusso di capitali esteri e il tasso di sviluppo di nuove industrie diminuì sensibilmente. Nel 2005 il prodotto interno lordo era di 189.784 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 2.780,70 dollari USA.
L’Iran, tuttavia, non è solo un punto di snodo fondamentale dal punto di vista energetico, ma ha tra le sue migliori carte da giocare l’industria manifatturiera dei tappeti persiani , che l’ha reso storicamente famoso in tutto il mondo per un totale di esportazioni che coprono quasi un terzo delle intere esportazioni di tappeti al mondo, per un guadagno di circa 2 milioni di dollari l’anno.
Tra i prodotti naturali non meno importanti sono il caviale, di cui è straordinariamente ricco il Mar Caspio, i pistacchi e tutta la frutta secca, per i quali l’Iran intrattiene ottimi rapporti di import/export con l’Italia, soprattutto.
Un ulteriore ostacolo al decollo dell’economia iraniana, così ricca di opportunità, consiste nell’arretratezza del processo di privatizzazione delle industrie, per cui lo Stato controlla ancora importanti parti di essa tra cui la maggior parte dei mezzi di informazione , la compagnia aerea nazionale ( Iran Air ) e la non meno importante industria del petrolio .
Oggi l’Iran attira comunque molti investimenti stranieri e orienta la sua strategia di mercato non tanto verso l’Europa, da cui cerca di emanciparsi in qualche modo, quanto verso i mercati nascenti in Asia Centrale e sulle coste del Golfo Persico (come è noto, i rapporti commerciali e gli interessi tra l’Iran e la Russia, ad esempio, sono sempre più stretti).