Il piano di sviluppo della raffineria di Abadan completo all’80%

da | Set 8, 2009 | Economia | 0 commenti

L'amministratore delegato della raffineria di petrolio di Abadan ha detto che la fase 3 del piano di sviluppo dell'impianto è completa all'80%.

Secondo il canale di stato iraniano (IRIB) Alireza Abhaji ha detto che il progetto probabilmente entrerà in funzione verso la metà di marzo del 2010.

Egli ha affermato: ““Quando l'unità entrerà in funzione, la produzione di benzina della raffineria salirà a 16 milioni di barili al giorno dagli attuali 10 milioni. Tale produzione soddisferà il 20% della richiesta interna di benzina.””

Secondo l'IRIB, la fase 3 di sviluppo della raffineria produrrà ogni giorno 25.000 barili di cracker catalitico, 434 tonnellate di gas liquefatto e 251 tonnellate di gas estratto dalle operazioni di fissione.

L'unità di fissione sarà allestita utilizzando la tecnologia UOP (universal oil product). Il cracker catalitico è un reattore chimico impiegato per la conversione di oli con un elevato punto di ebollizione in carburanti con un punto di ebollizione più basso.

Si stima che il completamento del piano di sviluppo costerà 280 milioni di euro.

In precedenza, Abhaji aveva affermato che una società cinese entrerà al 35% nel progetto di sviluppo di questa raffineria. Egli ha poi aggiunto: “Il Ministero del petrolio dà una grande importanza al progetto della raffineria di Abadan perché vuole aumentare la capacità dell'impianto di fornire diversi prodotti petroliferi.””

La raffineria si trova nella città sud-occidentale di Abadan, vicino alla costa del Golfo Persico. Venne completata nel 1912 ed era una delle raffinerie più grandi del mondo quando venne distrutta nel 1980 durante la guerra tra Iran e Iraq.

All'epoca la raffineria aveva una capacità di 635.000 barili al giorno ed era parte di un complesso comprendente impianti petrolchimici molto importanti. Dal 1988, anno in cui finì la guerra, la sua produzione è cresciuta costantemente: adesso si aggira sui 450.000 barili di greggio al giorno.

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“L’Italia – ricorda il giornalista – fin dai tempi dei governi Prodi e D’Alema, ha sempre cercato di svolgere un ruolo positivo e di mediazione tra l’Iran e l’Europa e l’opinione pubblica iraniana se lo ricorda bene”. Esistono inoltre situazioni storiche di vantaggio del nostro paese, che negli anni si è alternato con la Germania al primo posto tra i partner commerciali di Teheran. Ma nel nuovo quadro economico iraniano e globale, secondo Pezeshki, questo potrebbe non bastare.

Soprattutto Francia e Germania stanno dimostrando un interesse enorme per il mercato iraniano. “Dopo la firma dell’accordo di Vienna sul nucleare – ricorda il giornalista – il ministro tedesco dell’Economia, Sigmar Gabriel, è stato il primo esponente europeo a visitare l’Iran”. “La Francia – continua – già molto attiva in Iran nel settore automobilistico, mostra interesse a recuperare terreno in molti altri settori. Ne è prova l’invito che il presidente Francois Hollande ha rivolto all’omologo Hassan Rohani a visitare la Francia a novembre”. Senza contare che anche le aziende statunitensi ora puntano al mercato iraniano.

Con il suo alto potenziale, quindi, l’Italia deve lavorare bene e in fretta per assicurarsi il primo posto tra i partner dell’Iran. “Sarebbe ad esempio di grande utilità – secondo Pezeshki – rafforzare ed espandere le attività delle due camere di commercio italo-iraniana e irano-italiana. In Germania, l’Organizzazione per lo Sviluppo Commerciale Iraniano ha appena acquisito mille metri quadri di uffici al centro di Berlino, che saranno utilizzati come spazio di rappresentanza per le holding iraniane”.

A vantaggio delle imprese italiane c’è il fatto che “sono già attive in Iran in diversi settori, come acciaieria, meccanica e macchinari. L’Italia può inoltre puntare su settori come moda, gastronomia, edilizia e petrolchimica. Nell’opinione pubblica iraniana, Italia significa moda, design e gastronomia e in questi settori gli iraniani preferiscono senza dubbio i prodotti italiani. A questo proposito, un dato interessante è che durante l’embargo le aziende italiane del settore cosmetica non solo hanno mantenuto la presenza in Iran, ma hanno anche aumentato il loro volume d’affari”.

La posta in gioco, secondo il giornalista, non è solo un mercato da 80 milioni di cittadini iraniani. “Il ministro dell’Industria Mohammad Reza Nematzadeh – ricorda – ha dichiarato di recente che l’Iran non è più solo interessato a importare a senso unico beni e macchinari dall’Europa, ma chiede che le aziende esportatrici partecipino attivamente ad alcuni investimenti”. Il senso è che l’Iran, in collaborazione con le aziende europee, potrà “diventare una piattaforma regionale per la coproduzione, cooperazione tecnica ed esportazione verso i paesi vicini”, coprendo, in quella zona, un mercato di 300 milioni di persone.

Infine, secondo il giornalista dell’Isna, rispetto all’Iran l’Italia occupa una posizione di vantaggio in settori non strettamente commerciali, ma con un potenziale economico molto alto. “I rapporti culturali tra i due paesi – dice – sono rimasti molto attivi anche con le sanzioni”.

Il giornalista cita la collaborazione in ambito scientifico e in quello del restauro e dell’archeologia. Ricorda che “a Isfahan i lavori di restauro dei monumenti sono stati eseguiti nell’ambito di accordi di collaborazione tra Italia e Iran avviati dall’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente e con il contributo del ministero degli Affari esteri”.

“Sicuramente – dice – c’è molto interesse verso la cultura, l’arte, l’architettura, la moda e il cinema italiani e un ulteriore approfondimento della conoscenza a livello culturale fra i due popoli avrà impatto anche sui rapporti economici e commerciali”.

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La cifra rappresenta un aumento del 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

“I tappeti persiani tessuti a mano sono ricercati in tutto il mondo e sono esportati in circa 100 paesi”, ha affermato Faisal Mardasi, direttore del Centro Nazionale dei Tappeti, al III seminario degli studenti di arte del tappeto persiano nella città di Yazd.
Ha proseguito dicendo che 33 paesi importano tappeti persiani per un valore superiore al milione di dollari.
“Tra gli importatori maggiori vi sono gli Stati Uniti, la Germania, l’Italia, gli Emirati Arabi, il Giappone e il Libano.”
Mardasi aveva precedentemente espresso il desiderio che le esportazioni di tappeti potessero raggiungere i 500 milioni di dollari entro la fine dell’anno iraniano in corso.
Secondo Mardasi, l’Iran è il maggiore esportatore mondiale di tappeti.
Ha poi affermato che, offrendo prezzi competitivi rispetto ai prodotti indiani, cinesi e pakistani e aggiornando i disegni e i colori in base ai gusti globali, l’Iran può aumentare la sua quota sul mercato mondiale.

(fonte: agenzia IRNA)

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Ha poi affermato che, offrendo prezzi competitivi rispetto ai prodotti indiani, cinesi e pakistani e aggiornando i disegni e i colori in base ai gusti globali, l’Iran può aumentare la sua quota sul mercato mondiale.

(fonte: agenzia IRNA)