Debutta il cinema iraniano a Fukuoka, in Giappone

Teheran – Si è aperta da pochi giorni in Giappone la 18″°edizione dell'Asia Fukuoka International Film Festival (11-21 Settembre), rassegna cinematografica largamente attesa nella terra del Solevante che quest'anno, oltre ad ospitare le opere di registi provenienti da Turchia, Siria, Pakistan, India, Malesia, Thailandia, ma anche Cina, Filippine e Sud Corea, ha già dato ampio spazio anche al cinema prodotto in casa Iran, dando rilievo internazionale al livello di qualità raggiunto dalla produzione cinematografica iraniana.

Tre i film in questione presentati con successo, tutti diretti da affermati registi iraniani.

Già di fama internazionale, Dariush Mehrjui ha portato in scena la sua ultima realizzazione dal titolo “Santoori”, chiaramente ispirato alla trama del film tutto incentrato sulla storia di musica e droga del protagonista, un giovane suonatore del Santur, antico strumento musicale a corde di origine persiana.

Opera di Majidi (non nuovo agli schermi del Festival di Fukuoka) è invece “Song of Sparrows” (Il canto del pappagallo), già vincitore dell'Orso d'Argento, premio per il migliore attore, nell'ultima edizione del Festival di Berlino: vengono raccontate le vicende di un vecchio allevatore di struzzi che, caduto in miseria, si ritrova a scontrarsi con le diversità e l'alienazione della vita in città .

Non è mancato, infine, Abbas Kiarostami, già autore di numerosi film che tra gli anni '80 e '90 hanno mostrato un'immagine umana e artistica dell'Iran ad una fetta dell'opinione pubblica occidentale piuttosto scettica. Questa volta Kiarostami ha riproposto al pubblico internazionale “Where Is the Friend's House?” (Dove è la casa dell'amico?), realizzato nel 1987 e ispirato al poema di Sohrab Sepehri, che ripresenta il sempre attuale senso del dovere della società iraniana attraverso lo sforzo compiuto da un bambino per raggiungere la casa dell'amico e restituirgli in tempo un oggetto personale smarrito.

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Iran, giornalista avverte: Germania e Francia agguerrite, Italia sia competitiva

Farhad Pezeshki, In palio mercato nazionale da 80 mln consumatori e uno regionale da 300 mln
Nell’Iran del dopo sanzioni internazionali, la parola d’ordine per i paesi che vogliono conquistare il mercato della Repubblica Islamica è “essere competitivi”. Lo pensa Farhad Pezeshki, corrispondente da Roma dell’agenzia iraniana Isna, che commenta con Aki-Adnkronos International la visita del 4 e 5 agosto a Teheran del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e di quello dello Sviluppo economico Federica Guidi, insieme a una nutrita delegazione di imprenditori.

“L’Italia – ricorda il giornalista – fin dai tempi dei governi Prodi e D’Alema, ha sempre cercato di svolgere un ruolo positivo e di mediazione tra l’Iran e l’Europa e l’opinione pubblica iraniana se lo ricorda bene”. Esistono inoltre situazioni storiche di vantaggio del nostro paese, che negli anni si è alternato con la Germania al primo posto tra i partner commerciali di Teheran. Ma nel nuovo quadro economico iraniano e globale, secondo Pezeshki, questo potrebbe non bastare.

Soprattutto Francia e Germania stanno dimostrando un interesse enorme per il mercato iraniano. “Dopo la firma dell’accordo di Vienna sul nucleare – ricorda il giornalista – il ministro tedesco dell’Economia, Sigmar Gabriel, è stato il primo esponente europeo a visitare l’Iran”. “La Francia – continua – già molto attiva in Iran nel settore automobilistico, mostra interesse a recuperare terreno in molti altri settori. Ne è prova l’invito che il presidente Francois Hollande ha rivolto all’omologo Hassan Rohani a visitare la Francia a novembre”. Senza contare che anche le aziende statunitensi ora puntano al mercato iraniano.

Con il suo alto potenziale, quindi, l’Italia deve lavorare bene e in fretta per assicurarsi il primo posto tra i partner dell’Iran. “Sarebbe ad esempio di grande utilità – secondo Pezeshki – rafforzare ed espandere le attività delle due camere di commercio italo-iraniana e irano-italiana. In Germania, l’Organizzazione per lo Sviluppo Commerciale Iraniano ha appena acquisito mille metri quadri di uffici al centro di Berlino, che saranno utilizzati come spazio di rappresentanza per le holding iraniane”.

A vantaggio delle imprese italiane c’è il fatto che “sono già attive in Iran in diversi settori, come acciaieria, meccanica e macchinari. L’Italia può inoltre puntare su settori come moda, gastronomia, edilizia e petrolchimica. Nell’opinione pubblica iraniana, Italia significa moda, design e gastronomia e in questi settori gli iraniani preferiscono senza dubbio i prodotti italiani. A questo proposito, un dato interessante è che durante l’embargo le aziende italiane del settore cosmetica non solo hanno mantenuto la presenza in Iran, ma hanno anche aumentato il loro volume d’affari”.

La posta in gioco, secondo il giornalista, non è solo un mercato da 80 milioni di cittadini iraniani. “Il ministro dell’Industria Mohammad Reza Nematzadeh – ricorda – ha dichiarato di recente che l’Iran non è più solo interessato a importare a senso unico beni e macchinari dall’Europa, ma chiede che le aziende esportatrici partecipino attivamente ad alcuni investimenti”. Il senso è che l’Iran, in collaborazione con le aziende europee, potrà “diventare una piattaforma regionale per la coproduzione, cooperazione tecnica ed esportazione verso i paesi vicini”, coprendo, in quella zona, un mercato di 300 milioni di persone.

Infine, secondo il giornalista dell’Isna, rispetto all’Iran l’Italia occupa una posizione di vantaggio in settori non strettamente commerciali, ma con un potenziale economico molto alto. “I rapporti culturali tra i due paesi – dice – sono rimasti molto attivi anche con le sanzioni”.

Il giornalista cita la collaborazione in ambito scientifico e in quello del restauro e dell’archeologia. Ricorda che “a Isfahan i lavori di restauro dei monumenti sono stati eseguiti nell’ambito di accordi di collaborazione tra Italia e Iran avviati dall’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente e con il contributo del ministero degli Affari esteri”.

“Sicuramente – dice – c’è molto interesse verso la cultura, l’arte, l’architettura, la moda e il cinema italiani e un ulteriore approfondimento della conoscenza a livello culturale fra i due popoli avrà impatto anche sui rapporti economici e commerciali”.

Le esportazioni di tappeti persiani aumentate del 14%

Le esportazioni di tappeti persiani aumentate del 14%

Teheran – L’Iran ha esportato tappeti per un valore complessivo di 444 milioni di dollari nei primi dieci mesi dell’anno iraniano corrente (iniziato il 21 marzo 2010).
La cifra rappresenta un aumento del 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

“I tappeti persiani tessuti a mano sono ricercati in tutto il mondo e sono esportati in circa 100 paesi”, ha affermato Faisal Mardasi, direttore del Centro Nazionale dei Tappeti, al III seminario degli studenti di arte del tappeto persiano nella città di Yazd.
Ha proseguito dicendo che 33 paesi importano tappeti persiani per un valore superiore al milione di dollari.
“Tra gli importatori maggiori vi sono gli Stati Uniti, la Germania, l’Italia, gli Emirati Arabi, il Giappone e il Libano.”
Mardasi aveva precedentemente espresso il desiderio che le esportazioni di tappeti potessero raggiungere i 500 milioni di dollari entro la fine dell’anno iraniano in corso.
Secondo Mardasi, l’Iran è il maggiore esportatore mondiale di tappeti.
Ha poi affermato che, offrendo prezzi competitivi rispetto ai prodotti indiani, cinesi e pakistani e aggiornando i disegni e i colori in base ai gusti globali, l’Iran può aumentare la sua quota sul mercato mondiale.

(fonte: agenzia IRNA)

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Soprattutto Francia e Germania stanno dimostrando un interesse enorme per il mercato iraniano. “Dopo la firma dell’accordo di Vienna sul nucleare – ricorda il giornalista – il ministro tedesco dell’Economia, Sigmar Gabriel, è stato il primo esponente europeo a visitare l’Iran”. “La Francia – continua – già molto attiva in Iran nel settore automobilistico, mostra interesse a recuperare terreno in molti altri settori. Ne è prova l’invito che il presidente Francois Hollande ha rivolto all’omologo Hassan Rohani a visitare la Francia a novembre”. Senza contare che anche le aziende statunitensi ora puntano al mercato iraniano.

Con il suo alto potenziale, quindi, l’Italia deve lavorare bene e in fretta per assicurarsi il primo posto tra i partner dell’Iran. “Sarebbe ad esempio di grande utilità – secondo Pezeshki – rafforzare ed espandere le attività delle due camere di commercio italo-iraniana e irano-italiana. In Germania, l’Organizzazione per lo Sviluppo Commerciale Iraniano ha appena acquisito mille metri quadri di uffici al centro di Berlino, che saranno utilizzati come spazio di rappresentanza per le holding iraniane”.

A vantaggio delle imprese italiane c’è il fatto che “sono già attive in Iran in diversi settori, come acciaieria, meccanica e macchinari. L’Italia può inoltre puntare su settori come moda, gastronomia, edilizia e petrolchimica. Nell’opinione pubblica iraniana, Italia significa moda, design e gastronomia e in questi settori gli iraniani preferiscono senza dubbio i prodotti italiani. A questo proposito, un dato interessante è che durante l’embargo le aziende italiane del settore cosmetica non solo hanno mantenuto la presenza in Iran, ma hanno anche aumentato il loro volume d’affari”.

La posta in gioco, secondo il giornalista, non è solo un mercato da 80 milioni di cittadini iraniani. “Il ministro dell’Industria Mohammad Reza Nematzadeh – ricorda – ha dichiarato di recente che l’Iran non è più solo interessato a importare a senso unico beni e macchinari dall’Europa, ma chiede che le aziende esportatrici partecipino attivamente ad alcuni investimenti”. Il senso è che l’Iran, in collaborazione con le aziende europee, potrà “diventare una piattaforma regionale per la coproduzione, cooperazione tecnica ed esportazione verso i paesi vicini”, coprendo, in quella zona, un mercato di 300 milioni di persone.

Infine, secondo il giornalista dell’Isna, rispetto all’Iran l’Italia occupa una posizione di vantaggio in settori non strettamente commerciali, ma con un potenziale economico molto alto. “I rapporti culturali tra i due paesi – dice – sono rimasti molto attivi anche con le sanzioni”.

Il giornalista cita la collaborazione in ambito scientifico e in quello del restauro e dell’archeologia. Ricorda che “a Isfahan i lavori di restauro dei monumenti sono stati eseguiti nell’ambito di accordi di collaborazione tra Italia e Iran avviati dall’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente e con il contributo del ministero degli Affari esteri”.

“Sicuramente – dice – c’è molto interesse verso la cultura, l’arte, l’architettura, la moda e il cinema italiani e un ulteriore approfondimento della conoscenza a livello culturale fra i due popoli avrà impatto anche sui rapporti economici e commerciali”.

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“I tappeti persiani tessuti a mano sono ricercati in tutto il mondo e sono esportati in circa 100 paesi”, ha affermato Faisal Mardasi, direttore del Centro Nazionale dei Tappeti, al III seminario degli studenti di arte del tappeto persiano nella città di Yazd.
Ha proseguito dicendo che 33 paesi importano tappeti persiani per un valore superiore al milione di dollari.
“Tra gli importatori maggiori vi sono gli Stati Uniti, la Germania, l’Italia, gli Emirati Arabi, il Giappone e il Libano.”
Mardasi aveva precedentemente espresso il desiderio che le esportazioni di tappeti potessero raggiungere i 500 milioni di dollari entro la fine dell’anno iraniano in corso.
Secondo Mardasi, l’Iran è il maggiore esportatore mondiale di tappeti.
Ha poi affermato che, offrendo prezzi competitivi rispetto ai prodotti indiani, cinesi e pakistani e aggiornando i disegni e i colori in base ai gusti globali, l’Iran può aumentare la sua quota sul mercato mondiale.

(fonte: agenzia IRNA)